La tua azienda non fattura e non attira clienti?

La tua azienda non fattura come vorresti e non attira clienti? Ti racconto brevemente il perchè.

Guarda questi punti, fa una check list e agisci.

Attraverso una serie di considerazioni che potresti valutare anche per la tua realtà e magari scoprire quale di questi elementi non sta funzionando e porvi rimedio.

1) Hai una marca? La marca (brand in inglese) non è il marchio. A differenza del marchio che è un disegno, la marca è un insieme simbolico di valori, è ciò che essa rappresenta per i tuoi clienti o potenziali tali. La marca è nella testa della gente. E’ una relazione con i consumatori, profittevole e conveniente per entrambi, relazione attorno alla quale gravitano comunicazioni, esperienze, azioni, reazioni, contesti.

2) La tua brand è progettata bene? In altri termini essa annovera tutti gli elementi che ne permetterebbero riconoscibilità, distinzione e apprezzamento sul mercato o è un marchio come tutti gli altri?

3) Come viene percepita la tua brand? La reputazione, i valori e i sentimenti che le vengono attribuiti sono il frutto di un preciso posizionamento strategico e l’azienda deve preoccuparsi, pianificando, di fare le attività giuste.

4) Promuovi i tuoi prodotti? E come? Hai valutato le infinite possibilità di far conoscere i tuoi prodotti? E tra queste sei in grado di misurare le più efficaci?

5) Hai evidenziato e perseguito i fattori chiave del tuo successo e ti preoccupi che vengano rispettati? Ogni azienda, piccola o grande che sia, virtuale o fisica, ha una serie di fattori tramite i quali può raggiungere il successo. Tali fattori sono ovviamente legati al mercato, si tratta di scoprirli e metterli al punto.

6) Sei diverso dai tuoi concorrenti? Definisci il tuo reale vantaggio competitivo, sulla base dei fattori di successo precedentemente delineati, e sii differente. Comunica diversamente, agisci diversamente.

7) Cosa fa la tua forza vendita? Cosa vende? Ha un metodo? Come vende? Hai feedback?

8) Al tuo interno hai un ufficio marketing o comunque un referente che segue il marketing? E’ raro trovarlo nele piccole medie imprese in genere per cui il marketing, se esiste come attività, è affidato all’imprenditore o al titolare. Se non hai mai pensato al marketing è giunto il momento di farlo affidandoti a professionisti (meglio strutture organizzate) validi e di comprovata esperienza. Se vuoi sapere perchè meglio agenzie organizzate e non semplici free lance leggi l’articolo https://www.lucascrimieri.it/il-grande-bluff-delle-agenzie-creative-e-dei-free-lance/

9) La tua comunicazione presenta un messaggio chiaro? Se non hai mai fatto comunicazione guarda il punto precedente. Può anche essere che tu l’abbia fatta in passato senza risultati, motivo per cui oggi ci credi poco, oppure che tu la stia facendo ma non è corretta.

10) Il prezzo. E’ in linea con il tuo posizionamento? Il portafoglio prodotti/brand, in termini di prezzi e margini di contribuzione, è equilibrato?

11) Hai pensato ad un modo alternativo di fare marketing? Fatti salvi i fondamentali del marketing esistono differenti modi per diventare leader nel tuo settore.

12) Quanto è robusta la tua strategia digitale? Il digital marketing è tracciabile e misurabile e permette aprrocci di marketing fino a poco tempo fa impensabili.

 

L’annus horribilis della comunicazione locale.

bellezza

L’annus horribilis della comunicazione locale.

Quello appena passato. Un pensiero che da tempo albergava nella mia testa, confermato dopo aver visto l’ennesimo e inutile supporto pubblicitario, uno dei più brutti mai visti. Valido nelle intenzioni ma pessimo nell’esecuzione, il che è ancor peggio visto che qualcuno lo ha anche pensato. Si, nessun dubbio, l’anno appena trascorso è stato un anno “brutto”, pubblicitariamente parlando. Basta guardarsi per strada, leggere un qualsiasi giornale, accendere la TV.  Appaiono così annunci improbabili, sbagliati tecnicamente, senza proporzioni, senza messaggio, senza alcun criterio grafico sottostante, per non parlare degli errori ortografici, la punteggiatura gratuita, i virgolettati, ecc. ecc.

Sembra incredibile l’incapacità delle persone di riuscire ad apprezzare il bello ma ancor più incredibile appare l’incapacità di alcuni di proporre “bellezza”. L’estetica è veramente un sesto senso, indubbiamente innato in alcuni, assolutamente assente in altri. Allora bisognerebbe insegnarla a scuola la “bellezza”, dovrebbe essere,  l’ “Estetica”, materia obbligatoria di studio. Requisito necessario per chi opera nel mondo della pubblicità. Eppure assistiamo a realtà che pur avendo incontrato la “bellezza” non la capiscono, e così anno dopo anno regrediscono, anziché evolvere e migliorarsi. Amano la bruttezza, di quella che non serve a niente, che inonda le nostre città e le sporca. Questa bruttezza viene data in pasto alla gente che ovviamente non capisce, non è stimolata e non reagisce come dovrebbe. Abbiamo bisogno di “bellezza” invece, sinonimo di progresso e civiltà, e chi fa il nostro lavoro, agenzia o azienda che sia, ne dovrebbe essere cosciente e capace di alzare l’asticella della qualità, anno dopo anno. Non di abbassarla. Se un’affissione è inguardabile, se un messaggio è pessimo e non funziona è colpa di chi lo progetta, non di chi lo legge. E bisognerebbe vergognarsi.

VERGOGNA

Perché pochi ci pensano ma una campagna di comunicazione orrenda sporca tutto: il nostro lavoro, i marchi che si tenta di pubblicizzare, i mezzi di comunicazione e quindi le nostre strade, le nostre città, le nostre case quando essa entra attraverso giornali, internet o tv. Tanto più brutta quanto più ci si concentra a livello locale, dove i nostrani spiriti manageriali e creativi riescono a dare il peggio di sè, con qualche eccezione ovviamente che non diventa mai regola o standard dir si voglia. Non che a livello nazionale le cose vadano meglio beninteso, ma localmente tutto ciò assume un significato grottesco, quasi masochista che andrebbe studiato meglio anche solo per curiosità clinica e amore della scienza. Ognuno ha le sue responsabilità ovviamente, ma ad ognuno di noi, attori principali e parte sana della comunicazione locale, consta il necessario dovere di creare cose belle. Ne abbiamo bisogno, tutti. Che il prossimo anno, quindi, sia un anno denso e colmo di bellezza.