COMUNICAZIONE NEUTRALE

Quanto è neutrale la vostra comunicazione?

Si può considerare neutro un elemento che, inserito in un contesto, non ne altera la sostanza e il significato.

In pubblicità, il termine “neutrale” vuol dire un’idea, un messaggio, un concept che ha un suo valore indipendentemente dal media che lo ospita. Una buona idea è media neutral. Lo crediamo anche noi, per il semplice fatto che sarebbe da pazzi pensare di concepire un’idea differente per ogni media o canale pianificato. Per essere neutrale l’idea deve essere forte. Non basta. Essa deve trarre ancora più forza dal media ospitante, deve diventare più forte ogni volta che la stessa viene declinata (non duplicata) su più mezzi.

La creatività, quindi, deve essere neutrale. Deve essere concepita in modo da adattarsi al mezzo, introdursi nel contesto scelto e uscirne con un significato rafforzato. Questo deve accadere per ogni contesto nel quale si troverà ad operare. Immaginate un qualcosa che si trasforma e cresce lungo il cammino.

Il risvolto del concetto di media neutral è molto pratico. Su di esso si fonda il raggiungimento di più target, o di una più ampia parte di target, e il coinvolgimento di più mercati, quindi in una parola: il successo di una campagna di comunicazione.

La neutralità così intesa è alla base del transmediale e dello storytelling o, per i palati più sofisticati del transmedia storytelling, ovverossia, in estrema sintesi, il concetto di raccontare una storia attraverso varie prospettive usando più media, con ogni media che aggiunge nuovi contenuti alla storia globale secondo l’assioma che il tutto è sempre di più della semplice somma delle parti.

Nel precedente articolo parlavamo di neutralità all’interno della comunicazione integrata: ogni programma/messaggio/azione impostato dall’azienda deve essere più neutrale possibile nei confronti dei media. Più è neutrale, più è adattabile, più integrato sarà. Adesso siete più convinti che neutro è meglio, che neutro è potente, che neutro è successo?

 


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