I dolori del giovane Marketer.

Il marketing non è pubblicità.
Il marketing non è branding.
Il marketing non è public relations.
Il marketing non è guerrilla.
Il marketing non è direct marketing, né a risposta diretta, né automatico.
Il marketing non è ufficio stampa, comunicati, pubbliredazionali.
Il marketing non è poster, flyer o sampling.
Il marketing non è social media marketing.
Il marketing non è copywriting.
Il marketing non è vendita.
Il marketing non è pnl.
Il marketing non è nessuna sigla stiate pensando in questo momento.
Il marketing non è niente di tutto questo.
Qualcuno, in base alle esperienze che ha fatto, potrà identificarlo con una o un’altra attività ma sarebbe sempre un errore.
Recentemente ho letto da qualche parte di un altro neo esperto che sosteneva che il marketing e’ il contatto, la relazione. No! Il marketing non è neanche questo.
L’estrema semplicità di definire il marketing in base al contesto e all’esperienza rischia di diluire il significato e l’effettiva potenza del marketing stesso.
L’incompetenza di tantissimi marketing manager, la distonia tra ciò che si insegna all’università e tra quanto si pratica in azienda, la mancanza di un ponte tra teoria e prassi, nuovi mercati e scenari che hanno sovvertito i principi tradizionali del marketing scaraventando anche i professionisti più capaci nel caos, la mancanza di seria formazione in Italia, le aziende-scuola che non esistono più, i clienti che non capiscono niente, la scarsa cultura manageriale in genere e di marketing in particolare, tutto ciò insomma ha provocato un vuoto nel quale molti stanno tentando di crearsi una posizione. Un grande enorme spazio vuoto che va dal marketing 3.0 al marketing esperienziale, digitale, e neuromarketing  sino al marketing primordiale (ndr.  di Neanderthal) di tante aziende, grandi e piccole dove il dipartimento marketing non esiste o se esiste e’ relegato ad una funzione secondaria delle vendite.

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Venuti alla luce grazie ai social con furore, tutta una serie di esperti più o meno seducenti imboniscono masse di follower, promettendo di insegnare i principi del marketing (e di qualsiasi altra disciplina a dire il vero) in poche e semplici mosse, scaricando dei semplici pdf, guardando video dai quali è impossibile tornare indietro, altri promettono di costruire un brand con la clausola “soddisfatti e rimborsati”, altri stanno sdoganando guru internazionali ormai desueti o comunque inadatti per le esperienze italiane, approfittando dell’ignoranza e della mancanza di cultura di gran parte dei nuovi adepti. La ricetta è semplice: basta rispolverare qualche concetto di marketing, che ovviamente gli inesperti ignorano, infarcirli di qualche termine/slang americano, presentarli come la panacea a problemi aziendali reali, descrivere casi aziendali con dovizia di particolari, spesso inventati, e il gioco è fatto. Al resto ci penserà la grande massa di professionisti/imprenditori/ecc.. frustrati dalla mancanza di esperienze, titoli e successi aziendali.
Questo non fa bene al marketing.
Insegnare o fare il marketing presentando delle case histories può far scena ma se descritte senza conoscere i retroscena aziendali restano prive di senso. Il marketing non è quello che vi fanno studiare in corsi da centinaia/migliaia di euro, che leggete in uno o più libri “cult”. Una o più definizioni di marketing, riscontrabili in qualsiasi ottimo manuale, non saranno mai sufficienti per capire e spiegare questa affascinante disciplina. Le aziende sono entità più complesse di quello che si possa immaginare non certo perché le funzioni siano complicate ma perché sono governate da uomini che in essa vi scaricano tutti i loro limiti e nefandezze (a volte per fortuna anche competenze!). “Consigliare” il marketing dall’esterno e’ semplice, il difficile è farlo dovendo considerare i mercati, i prodotti, l’integrazione della funzione marketing con altre funzioni interne, con altri uomini. Dare l’illusione che il marketing sia praticabile da tutti o che con due tre semplici operazioni di marketing si possa dominare il mondo è sbagliato e nuoce a tutti: esperti, imprese, organizzazioni e a chi veramente esperto vuol diventare. Post impopolare il mio ma nessuno può pensare di diventare marketer in una settimana. Su, non scherziamo!!! Assisteremo pero’ a una pletora di marketer e brand manager che gestiscono business grandi come un salvadanaio o che pensano di avere in tasca tutte le risposte, che contribuiranno ancora alla distruzione della disciplina e alla mortificazione della professione. È il loro obiettivo: si sa che i vermi sguazzano nel fango e non in acque cristalline.
Allora cosa è il marketing?
Non pretenderete di trovare qui la risposta, gratuitamente e senza sforzi.
Studiate, studiate e studiate, poi lavorate seriamente. Lanciate con successo centinaia di brand, realizzate migliaia di campagne di marketing, sbagliate anche, risanate un po’ di aziende, sviluppatene altre… Poi ne riparleremo.